IL GALATEO PER UN MATRIMONIO
CINA
LA STORIA IN VARIE LINQUE
UN PROGETTO
CURIOSITA E VARIOPINTI DISCORSI
BANCHETTI 2010
LA VIA FRANCIGENA
CURIOSITA SALATE
LE ORIGINI DEL VINO
IL PANE MAGNIFICO ALIMENTO
LA CUCINA NEI SECOLI
UNA PROPOSTA
IL MAIALE
UN A PROPOSTA
QUALCHE RICETTA
UN A PROPOSTA
IL MENU DELLA PROVOCAZIONE
le foto
MARCHIO QUALITA
LA CHIANINA
NOVITA 2010 ANTEPRIMA
L'OCA
LA STORIA DEL MIO PAESE
NOTE FISCALI
CONCETTO DI OSPITALITA MISSION

Le casaline concetto di ospitalità e vacanza

. A disposizione della clientela, parcheggio privato giardino con veduta sulla vallata umbra Spoletana, bar e servizio di prima colazione  . ristorante ai massimi livelli con gestione famigliare sono ormai tre generazioni presenti in hotel  Nuove idee di proporre un soggiorno in questa zona dell'Umbria basandosi proprio sulla conoscenza del territorio che potrà portarvi a giornate di escursioni in bicicletta, mbk, , rafting, canyoning, idospeed sul fiume Nera... In alcune uscite  Benedetto O Gianluca O Riccardo saranno le Vostre guide per godere durante il percorso di pic-nic o merende in posti caratteristici che da soli non trovereste mai!  Potrete partecipare a corsi di cucina  guidati magistralmente dallo cheff Patrizia, cuoca di trentennale esperienza nei mesi di settembre ottobre si potra andare alla ricerca dei funghi nei posti che ci circondano sempre a richiesta  Benedetto potra accompagnare  gli ospiti in giri panoramici in piccoli borghi ormai abbandonati  Nel nostro ristorante potrete gustare  il tartufo  l’olio  la cacciagione e tante tante cose buone che escono  dalle magistrali mani di Benedetta -Maria Pia- Piera -Chiara -Sabrina .L’ albergo, inoltre, offre la possibilità di essere totalmente prenotato per feste al suo interno con pernottamento. Affinché  il ritorno in Hotel non sia di routine dopo una giornata qualsiasi, ma il coronamento di una giornata di sport, risate con relative mangiate e bevute, contattateci e costruiremo per voi l'itinerario adatto alle capacità del gruppo o del singolo escursionista.

 UN PO DI STORIA

Il primo che scrisse "qualcosa" fu un patrizio romano, Celio Apicio, vissuto nel I° sec. d.C.
Fu dal XVI sec. che alcuni maestri di cucina incominciarono a porre più attenzione a quello che si era soliti mangiare, iniziarono a raccogliere ricette di varia provenienza, iniziarono a stamparle e diffonderle, era fondamentale per far apprezzare e conoscere il piacere della buona cucina,
nonché per far conoscere le buone maniere di stare a tavola.

I
libri di cucina giunti fino a noi sono di " anonimi", cioè cuochi famosi che esercitavano la loro professione presso corti imperiali o pontificie che incominciarono a raccogliere ricette con relativi ingredienti e modi di associarli prima di cucinarli.

Il primo in Umbria fu
Simone Prudenzani (
1387-1440) che cominciò a descrivere con accuratezza di particolari, i passatempi, le danze, le musiche, i giochi, le cacce che rallegravano la vita quotidiana il tutto unito ai cibi del tempo.


Era differente da qu
ella degli etruschi e dei romani che erano soliti fare la cucina "compatta" in cui dominavano le carni macinate , le polpette, i bolliti e i ripieni, perché erano cibi facilmente digeribili dal momento che erano soliti mangiare sdraiati sul triclinio.

In epoca medioevale,
invece, gli ospiti cominciarono a consumare i pasti in un atteggiamento più eretto, sugli sgabelli prima e sulle panche successivamente.. Infatti, cambiando la posizione a tavola, anche la cucina, in questo periodo subisce delle trasformazioni.

La tavola diventa sobria
e si pensa di più all'addobbo, al centro di essa vi era un piatto pieno di carni di vari tipi, da cui gli ospiti prendevano il cibo servendosi con le mani, vi erano i piatti, i bicchieri di coccio e solamente il coltello per tagliare le carni; in seguito sulla tavola comparirà la " forzina", forchetta a due punte di legno.

Il tovagliolo veniva posto sulla spalla sinistra in modo che prendendolo con la mano destra potessero afferrarlo rapidamente per pulirsi la bocca. L' alimentazione delle classi meno agiate era costituita da minestre di cereali e legumi
e da un larga fetta di pane condita con salse povere di grassi , proteine e vitamine ( cioè: il companatico- cum pane)

I ricchi erano soliti mangiare grossa selvaggina costituita da caprioli, cervi, e perfino orsi, evitando gli animali domestici; da qui l'utilizzo sempre più frequente di salse aromatiche
e spezziate che servivano ad attutire il gusto il gusto e l'odore dei cibi che, in mancanza della refrigerazione, erano destinati irrimediabilmente alla putrefazione.

Consumare le
spezie nel medioevo equivaleva appartenere ad un ceto sociale abbiente, anche i vini
venivano speziati con le erbe. Il vino, infatti, era torbido e pertanto veniva annacquato e reso più gradevole attraverso questi aromi.
I Romani
usavano il miele per addolcirlo
, soprattutto quello che accompagnava gli antipasti, questo uso necessario per camuffare odori e sapori gradevoli è una consuetudine molta antica che proseguirà fino a tutto il tardo Rinascimento, allo scopo di attenuare l'acidità.

Alla fine di ogni pasto si usava di solito consumare, allo scopo di facilitare la digestione ed attivare la funzionalità del fegato, tisane a base di erbe ( anice, alloro..
)che venivano messe a bollire con l'acqua per circa 10 min. e, prima di setacciarla si lasciavano freddare, l'acqua della loro decozione veniva poi bevuta.

Anche per quanto riguarda l'
olio utilizzato in cucina risale al IV sec. a. C. , molte erano le salse che veniva preparate con questo.






I Romani, a differenza degli Etruschi che consumavano i pasti due volte al giorno, mangiavano una sola volta facendo diversi spuntini durante il giorno. Base della loro alimentazione erano le carni bianche (es. polli, galline, conigli, maiali ecc..) oltre al pesce, le verdure, il pane, ecc.

Le carni venivano condite con numerose spezie ed il vino veniva annacquato e mielato. Era molto diffusa nella cucina romana la salsa " garum"( pesce marcio, dal sapore simile alla salsa si acciughe).

Il " garum"
era fatto con erbe aromatiche ( timo, finocchio, salvia, menta peperita, origano) e pesci ( acciughe, sardine, tonno..), dopo aver tritato e messo tutto in un vaso con un coperchio di legno o di sughero, dopo venti giorni era pronto, a questo punto ero necessario pigiare con forza e raccogliere il liquido in un recipiente e con esso condire le pietanze.

Il "liquamen" invece era una forma di sale liquido o semiliquido aromatizzato con varie spezie.




Sulla tavola rinascimentale c'erano cose preziose e di vario genere. Per quanto riguarda la bontà delle pietanze era superiore rispetto a quella del passato, dato anche dalla varietà dei cibi.

I banchetti venivano rallegrati da danze, musiche, giochi e sulla tavola imbandita sontuosamente, abbondavano i "plattigi"( piatti) di tortellini in brodo, ravioli e lasagne.

Grandi quantità di carne di maiale e , soprattutto di selvaggina, oltre che animale da cortile ( pavoni, faggiani, lepri, colombacce e piccioni) venivano servite dagli ufficiali della mensa.

Le carni venivano insaporite con abbondanti spezie( coriandolo, pepe, zenzero, chiodi di garofano..). Sulle tavole rinascimentali , quelle dei grandi signori, spesso faceva sfoggio un grande "pavone" con tutte le penne e la coda a ventaglio oppure un grosso " cinghiale" che nascondeva sotto la pelle ogni sorta di selvaggina sapientemente preparata dai cuochi.

I menù erano molto ben articolati comprendevano:
- " un primo servizio di
credenza " gli attuali antipasti, che arrivavano fino a 16 pietanze (es. Biscotti e vino rosso passito delle colline umbre, Crostini di purea di fichi secchi e noci) - " servizio di cucina" i primi comprendenti dalle 10 alle 12 pietanze ( es. Lombrichetti umbri al sugo di fegatini e faraona, Nastroni con sugo salvagiume..) - "terzo
servizio di credenza" i secondi( es. Plattigio di oca arrosto farcita con prugne e contorno di insalatina campagnola) - " ultimo servizio di credenza" il dolce e la frutta ( es. Composta si frutta fresca e sorbetto di agrumi ).

Il banchetto veniva organizzato dallo "scalco" che aveva il compito di presentare i cibi ai commensali prima del pranzo. Accanto a questa figura c'era quella del "trinciante "la persona addetta al taglio delle carni, arte ambitissima a quei tempi.

I "coppieri" erano gli addetti alla mescita del vino e dell'acqua, oltre ai " valletti" addetti al servizio della tavola. Il loro compito era non solo quello di presentare le singole pietanze ai commensali, ma anche di porgere l'acqua profumata ai convitati, prima del pranzo, in bacini e caraffe d'argento.

I valletti sfoggiavano sfarzosi costumi soprattutto nelle grandi cerimonie ( es. elezioni di Papi, feste di famiglie aristocratiche , e cosi via..). Sulla tavola rinascimentale si faceva grande sfoggio di eleganza di disegni e di piegatura.

Accanto alle " salviette" venivano posti mazzetti di fiori, che d'inverno erano di seta, inoltre, vi erano posate d' argento, forchette, coppe, bicchieri di vetro di Murano, saliere di argento e " stecchi" di avorio.

La tavola era addobbata con tovaglie di lino o di altri tessuti finemente ricamati, oggetti d'argento e d'oro.

 

 

Albergo ristorante "Le Casaline" - Fraz. Poreta - Spoleto - Tel 0743/521113 - Fax 0743/275099 - Email: informazioni@lecasaline.it

Powered by Catnic srl